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NEL CLUB DELLE GRANDI OPPORTUNITÀ

Ah, come sarebbe bello riuscire a scopare la moglie del nostro migliore amico. Ebbene, come si dice in questi casi, le vie della provvidenza sono infinite…

 

Ero un po’ emozionato. Era la prima volta in vita mia, nonostante avessi già trentasette anni, che mettevo piede in un club privato, aperto sia a coppie che a singoli. L’introduzione sarebbe avvenuta grazie a una coppia di miei amici, Sandro e Luisa, che non vedevo da anni e che avevo incontrato casualmente la settimana prima.

Quel venerdì sera, mentre ci avviavamo verso l’ingresso del club (Luisa era splendida, quasi nuda e con gli occhi che le brillavano di voglia e, in quanto a me, il cazzo ben duro mi tirava nei calzoni fin dal primo pomeriggio…) mi sentivo combattuto fra due desideri assolutamente diversi: quello di dare libero sfogo ai miei impulsi sessuali e quello di mantenere un contegno formale molto difensivo.

“Non pensarci”, mi bisbigliò all’orecchio, a un certo punto, Luisa, che evidentemente sapeva ben interpretare i miei stati d’animo, forse più banali e trasparenti di quanto io immaginassi. Per incoraggiarmi, Luisa, su silenziosa ma esplicita istigazione di Sandro, mi afferrò una mano e se la cacciò dentro ai propri minuscoli slippini, a vellicarle la fica umida.

Ma intanto già stavamo entrando. Si scendeva una ripida scaletta per arrivare a una cantina attrezzata a discoteca. L’ambiente era intimo, anche grazie al fatto che il locale era decisamente piccolo. Sette o otto coppie erano già sistemate su capaci divani, comodi e invitanti. Superai l’esame di ammissione con una sola occhiata da parte del personale di servizio all’ingresso.

Due minuti più tardi, sorseggiavo una bibita comodamente sprofondato in un divano. Luisa si trovava fra me e Sandro e si faceva accarezzare l’interno delle cosce da entrambi. Ma, dopo mezzora, non era ancora successo niente. Il clima era da locale notturno, non particolarmente peccaminoso.

Le coppie bevevano, chiacchieravano, ballavano. C’era un altro singolo, oltre a me, e qua e là si scorgeva qualche mano intenta ad accarezzare superfici levigate femminili, generosamente scoperte. Ma niente di più. Cominciavo a provare una certa delusione. Luisa mi bisbigliò all’orecchio che era ancora presto…

Che fosse telepatica?

Dopo un’oretta la conversazione all’interno del nostro terzetto languiva. Sembrava che la nostra unica attività fosse quella di osservare e scrutare gli altri, cercando di intuire, più che vedere, eventuali gesti lubrichi che potevano essere interpretati come una patente di liceità a imitarli immediatamente. Ma, ancora una volta, Luisa mi bisbigliò all’orecchio:

“Non temere, l’appetito vien mangiando…”

Altre coppie, intanto, erano arrivate e l’ambiente ora era decisamente affollato. L’atmosfera stava lentamente cambiando ma io non me ne accorgevo. Quello che non sapevo era che il rituale di simili serate prevede una sorta di piccolo colpo di scena, cioè di cambiamento di atmosfera e di atteggiamenti al giro di boa della mezzanotte. Mancavano pochi minuti, ormai. Le luci si fecero più deboli e, nella penombra complice, mani e bocche si stavano invece facendo più audaci.

A quel punto, Luisa, che era diventata una specie di maestra di vita per me in quella circostanza, mi spiegò che alle nostre spalle esisteva una “dark room”, una stanza buia, al cui interno si rifugiavano le coppie, dopo avere individuato i partners prescelti. Nella parte del club in cui ci trovavamo, insomma, avrei potuto assistere soltanto ai preliminari. In altre parole, anche se il piatto forte non sembrava ancora a portata di mano, effettivamente un certo languore cominciava a impadronirsi di me. C’era una coppia, sistemata sul divano che fronteggiava il nostro, oltre il basso tavolino quadrato a cui tutti e cinque facevamo capo.

Lui osservava con insistenza Luisa già da un po’ di tempo, mentre la biondina che lo accompagnava sembrava gradire le mie attenzioni, fino a quel momento puramente platoniche. Così, finalmente, cominciai davvero a capire come funzionava quel gioco di società: io ero arrivato lì con la segreta e inconfessata speranza di poter scopare con Luisa, ma, in realtà, era assai più probabile che gli unici contatti che sarei riuscito a concretizzare riguardassero degli estranei…

Tanto valeva adeguarsi subito alle regole. Mezzanotte era appena scoccata e, come una novella Cenerentola alla rovescia, la biondina si alzò e venne a invitarmi a ballare. Io mi lasciai pilotare sulla piccola pista già ingombra di corpi che, più che ballare, in effetti, si limitavano a strofinarsi uno addosso all’altro, mentre mani impudiche di maschi e femmine andavano vagando qua e là alla ricerca di contatti di pelle.

Con la coda dell’occhio riuscii a vedere che Luisa veniva abbordata dal marito della biondina, che intanto mi aveva comunicato di chiamarsi Stefania, mentre Sandro spariva nella stanza buia insieme a una coppia che non avevo potuto osservare in precedenza. Io e Stefania non impiegammo davvero molto a raggiungere un affiatamento completo, soprattutto grazie alla sua audacia. Io le stavo palpando la fica con una mano, dopo averle inserito un dito fra le grandi labbra, e il culo con l’altra, mentre lei aveva tirato fuori dalla scollatura le tette grandi e le strofinava contro di me, dopo essersi impadronita del mio cazzo e dei miei coglioni con una mano, quando all’improvviso mi spinse repentinamente in direzione della stanza buia. Dove effettivamente non si vedeva proprio un accidente.

Ma, in compenso, si udiva benissimo una specie di gemito collettivo che proveniva da una dozzina di persone che già vi si trovavano ed erano intente a un erotismo collettivo suddiviso in piccoli nuclei. Stavo così riflettendo quando mi accorsi che le mani di Stefania mi stavano abbassando i pantaloni e gli slip. La donna era sempre davanti a me: in un secondo si era liberata del vestitino che aveva indossato fino a quel momento. Ora la sentivo nuda al tatto. Mi accorsi che si stava inginocchiando davanti a me e poco dopo avvertii le sue labbra impadronirsi del mio uccello duro e succhiarlo con una dolcezza infinita.

L’afferrai per la vita, temendo che sgusciasse via nell’oscurità, e la distesi su una superficie morbida. Accanto a noi altre coppie stavano stantuffando fiche e culi, mentre avide bocche femminili succhiavano e pompavano cappelle vogliose. Di tanto in tanto, qualcuno sborrava. Le donne erano le più violente in questo, i loro gemiti raggiungevano delle intensità che mai prima di allora avevo avuto la possibilità di udire.

Stavo chiamando Stefania e, un attimo prima di sborrarle nella fica, lei si riscosse e, accortasi della mia condizione, mi costrinse a uscire da lei. Non capivo, anche perché, nel buio, riuscivo appena a intuire i contorni dei corpi che avevo accanto, incluso quello di Stefania. Lei si era voltata e mi porgeva il buco del culo, allargato con le mani. Sprofondai in lei con voluttà dolcissima, ma subito dopo era già il momento di godere. Le venni in culo, rabbiosamente, e poi successe qualcosa che non riuscii a capire subito.

Ci fu un trambusto accanto a noi: la composizione delle coppie stava cambiando, con ogni evidenza. Anche Stefania si allontanò da me. Sulle prime provai una certa delusione per il timore di dover restare a bocca asciutta proprio ora che l’appetito, come aveva saggiamente intuito Luisa, mi era venuto senza mezzi termini.

Ma poi mi resi conto che un altro culo, un’altra fica e un altro paio di tette avevano preso il posto di Stefania e che la troia che stavo cominciando a leccare non aveva nulla da invidiare a quella che avevo appena lasciato. Così, mi dedicai anima e corpo, è il caso di dirlo, alla nuova sgualdrina che mi stava letteralmente facendo impazzire e al cui confronto Stefania diventava ben poca cosa. Il ricordo di quest’ultima, in effetti, stava già illanguidendosi sotto il tocco sapiente delle mani e il risucchio ineffabile della bocca della nuova femmina che l’aveva sostituita.

Tutto intorno a noi la sarabanda stava raggiungendo il culmine: i corpi si toccavano in un groviglio che esaltava il piacere di ognuno e la complicità del buio consentiva anche ai più timidi di lasciarsi andare senza ritegno. Il sottofondo musicale, che giungeva fino a noi dall’altra sala, non riusciva a coprire i gemiti di goduria e le invocazioni di piacere o più semplicemente le oscenità sussurrate dai maschi alle orecchie delle ragazze.

Così il pompino della mia sconosciuta porcona si rivelò tanto struggente che io le sborrai in bocca quasi subito. Ma lei continuava a ciucciare e così fui costretto, non appena ebbi il cazzo di nuovo ben duro, e cioè pochi istanti più tardi, a infornarla alla pecorina. E le venni copiosamente nella fica. Ma non era finita. Lei ricominciò a succhiarmi e, ottenuto l’effetto di farmi tornare di nuovo in erezione, mi costrinse a infilarla in culo… Quando finalmente tutto fu finito, l’afferrai per i fianchi e la spinsi verso il tendaggio che ci separava dall’altra sala. Dovevo assolutamente sapere chi era quella troia che mi aveva letteralmente stregato e aveva saziato definitivamente i miei appetiti…

E, con una certa sorpresa, non appena un filo di luce mi ebbe rivelato le sembianze della troia, mi ritrovai davanti l’espressione appagata del viso di Luisa, che subito si riabbassò per ricominciare a leccarmi i coglioni…

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