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CARO MAX, SONO TUTTE STORIELLE, SPESSO BRUTTE, DI RADO BELLE

Il nostro impareggiabile Max si vede costretto ancora una volta a interrompere le sue “lezioni” di comportamento per rispondere a un lettore. Le lettere che stanno arrivando in redazione per questa rubrica sono davvero tante. Spesso i lettori si dimostrano entusiasti di questa filosofia di vita, ma non di rado esprimono critiche argute e drammatiche. Come è il caso di Nicola di Bergamo…

Carissimo Max, io non ti conosco ma ti leggo sempre volentieri in questa rubrica. Mi sa che hai la penna facile e fai tanti bei discorsi da restare a bocca a aperta. Il fatto è che poi noialtri lettori, come è il caso mio, crediamo a quello che tu ci racconti. E qui casca l’asino.

Perché, sai, la mia impressione è che siano tutte storielle, tutte favole per riempire qualche pagina della bella rivista. Chissà che cosa fai tu veramente nella vita. Il ferroviere? Il palombaro? O l’impiegato di concetto che sogna da sempre di farsi mantenere da una vecchierella conosciuta sull’autobus?

Non te la prendere, sto facendo dell’ironia, ma c’è una ragione. Leggo la tua rubrica, la rileggo e la rileggo ancora. E alla fine (due mesi fa) decido di lanciarmi nella grande avventura. Anche a me piacerebbe farmi mantenere dalle donne, o almeno da una (che non fosse troppo racchia o troppo tirchia). Mi sa che con questa faccenda del gigolò, caro Max, hai inventato di nuovo l’acqua calda. A parte le ipocrisie sociali, credo che alla maggioranza dei maschietti andrebbe proprio a genio trovare una figa che apre il borsellino in cambio di santissime pompate…

Naturalmente, la maggioranza ci pensa e poi lascia perdere, oppure si limita a sognare. Ma qualcuno, come me, ti prende sul serio. E va a finire che le disavventure non si contano, anche terribili, come ti dirò tra poco. E allora facciamo un patto, caro Max. Io ti dico la verità, tutta la verità e nient’altro che la verità, proprio come nei telefilm, e tu mi fai questa sacrosanta cortesia: di dirmi dove cazzo ho sbagliato !!

Primo tentativo. Visto che sono single e vivo da solo (ho 32 anni, un fisico adeguato al compito, un cazzo di 19 cm, una cultura discreta e, comunque, un lavoro di rappresentante che posso organizzare come voglio, in piena indipendenza, il che è un privilegio da non sottovalutare se si ha in mente di iniziare una carriera di gigolò, ma riducendo i rischi commerciali al minimo) ho investito qualche soldino in annunci come “massaggiatore per signora, anche anziana”. Segue numero di cellulare.

Le telefonate arrivano. Casa mia è attrezzata per benino (il luogo è riservato da sempre) e l’atmosfera l’ho curata bene. Manca il lettino da ospedale ma tanto si sa che tipo di massaggio cerca la signora in fregola. Dicevo che le telefonate arrivano. Ma le voci femminili sono poche, esitanti e menzognere: fissano appuntamenti a cui poi non si presentano.

Sono molte di più le telefonate dei “mariti”. Che, “per conto delle mogli” si informano sulle dimensioni del mio attrezzo e sulla mia capacità di usarlo. L’impressione, certe volte, è che qualcuno si stia sparando una sega al telefono. Ma qualche “marito” viene all’appuntamento (in certi casi anche disposto a pagare…). Ma con strane pretese: per esempio, quella di “provarmi” per essere sicuro che io non “faccia cilecca” con la moglie…

Come sarebbe? dico io, incredulo. E mi sento rispondere che per “provare” potrei cominciare a infilarlo nel culo del “marito”, che poi andrà a raccontare la bella esperienza alla “moglie”… Via via! faccio io e caccio fuori i malcapitati. Che rabbia!

Dopo tre settimane di frustrazioni (neanche una figa spelacchiata ma in compenso una dozzina di culi maschili disponibilissimi), decido di cambiare strategia. Niente più massaggi. Niente più annunci. Vado al parco e quando adocchio una signora sola, socialmente non troppo poveraccia, le lascio un bigliettino da visita: “Maschio affidabile per signora offresi per QUALSIASI tipo di incarico di fiducia, anche riservatissimo e intimo. Tel…”

Ma tutto quello che rimedio, dopo una cinquantina di bigliettini lasciati in giro, è un paio di telefonate di mariti incazzati e minacciosi, che mi intimano di non importunare più le rispettive mogli…

Pazienza. Ma il fatto è che io non mi arrendo facilmente e allora studio un’altra idea strepitosa. Invento là per là un concorso a premi (che ci saranno davvero, li pago io, ho deciso di investire in questa faccenda del gigolò: almeno all’inizio, sull’onda dell’entusiasmo, l’idea era questa). Il concorso si chiama “Miss Donna Matura” ed è locale. Faccio stampare qualche locandina e dei volantini, giusto per vedere che aria tira.  Il numero da contattare è sempre quello, il mio.

Anche questa volta arrivano tante telefonate. In realtà tutta la faccenda è ormai (nelle mie intenzioni successive, dopo l’arrivo delle telefonate, in cui non sparavo proprio) diventata truffaldina. Lo scopo è di conoscere, con il pretesto del concorso, qualche donna interessata ai miei progetti (certe cose si capiscono al volo). Poi il concorso sarà annullato (tanto la partecipazione è gratuita). Ma le donne che riesco a conoscere, una quindicina, sembrano assatanate sì, ma di soldì…

Civettano come troie in calore ed è tutta una richiesta di finanziamenti da parte mia. Insomma, per scoparle ancora una volta devo pagare io.

Come la mettiamo, caro Max? Me lo vuoi dire dove ho sbagliato?

CARO MAX, SONO TUTTE STORIELLE, SPESSO BRUTTE, DI RADO BELLE

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