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LURIDI, PERVERSI E TRACOTANTI, I VIZI DI MADRE E FIGLIA SONO TANTI

Una vicenda che si posiziona in una dimensione particolarmente oscena, volgare e morbosa, quella di Jean, Rosa e Rosanna. Si tratta di una storia sordida e allucinante, ma anche morbosamente eccitante. Rosa ha un uomo, che è il suo magnaccio, ma ha anche una figlia che non chiede altro che di poter essere urgentemente pervertita e diventare, in complicità con il resto della famiglia, una troia completa e sottomessa…

 

Mi chiamo Rosa, ho quarantacinque anni, con una pelle bellissima e tutte le curve al punto giusto: culo rotondissimo e sporgente, ben diviso dal solco fra le chiappe, che mostrano un buchino pieno di piccole increspature, una figa brodosa e carnosa, con un clitoride che sembra un piccolo cazzo che spunta in una foresta di peli, tette provocanti, come due grossi meloni.

Rosanna è mia figlia e ha diciannove anni. Jean è il mio “lui”. Non quello che mi mise incinta di Rosanna. Quello era un vecchio porco, questo è un giovane maiale. Jean ha ventiquattro anni e un cazzo incredibile. Egli lavora con il cazzo.

Quando me lo mette dentro, mi fa impazzire, ancora adesso, anche se ci conosciamo ormai da tre anni. Prima, ho avuto tanti altri papponi. A quindici anni ho cominciato a succhiare il cazzo per passione, dopo che il vecchiaccio mi aveva sbattuta sul tavolo da cucina della casa in cui andavo a fare i lavori al pomeriggio, nel mio paese.

Il cazzo mi è sempre piaciuto. Come pure i coglioni, grossi e pelosi, sentirli sbattere sulle chiappe quando i maschi mi pompano alla pecorina. Così sono diventata una troia.

Da un pappone all’altro, venduta e comprata. In fondo, sempre soddisfatta. Jean, quando mi ha conosciuta, ha fatto a pugni per me. Battevo vicino al porto e avevo un magnaccia antipatico. Lui arrivò e lo prese a schiaffi. Tre minuti più tardi ero la sua donna.

Rosanna non sapeva nulla di me, di quello che ero veramente. L’avevo spedita in collegio, lontano, anni prima e ci vedevamo lontano da Palermo, due o tre volte l’anno, perché temevo che, in qualche modo, se fosse venuta qui, avrebbe potuto scoprire la verità.

Ma, durante la mia ultima visita al collegio, dove ancora si trovava, nonostante l’età, essendo stata bocciata nelle scuole superiori per ben tre volte, dal momento che non ha mai avuto voglia di studiare, la mia Rosanna, a conferma del fatto che buon sangue di troia non mente, Rosanna mi aveva supplicata di farmi fotografare con lei.

Pur presentendo dentro di me che la cosa si sarebbe rivelata, un giorno o l’altro, pericolosa, finii per acconsentire, viste le insistenze di mia figlia. Tutto ciò avveniva la scorsa estate e Rosanna era già una bella troietta: minigonna, cosce al vento, un culo polposo e, supponevo, una bella fica.

Le tette erano già come quelle di sua madre: abbondanti, prosperose e sempre oscillanti.

E così accadde quello che doveva accadere.

Un giorno mi arrivò una lettera di Rosanna, contenente anche una sua fotografia scattata in piscina, in costume da bagno. Una foto che mia figlia mi inviava per contraccambiare quelle che avevamo fatto insieme.

Jean vide la foto e cominciò a insistere in mille modi perché io facessi ritornare mia figlia a casa. Non mi chiavava più, non mi succhiava più il buco del culo, non mi faceva più leccare i suoi coglioni sudati e, soprattutto, non mi lasciava più nemmeno un centesimo delle mie marchette. Dopo una lunga indecisione, finii per acconsentire.

Tre settimane più tardi, Rosanna lasciava il collegio e si trasferiva a casa mia. Naturalmente, Jean se ne invaghì subito: era quello che avevo sempre temuto. Ma, stranamente, le sue attenzioni nei miei confronti, in questa nuova situazione, anziché diminuire, tornarono invece a rifiorire.

Forse anche perché Rosanna, se aveva preso bene la scoperta di avere una mamma puttana, si dimostrava tuttavia abbastanza fredda nei confronti di Jean. Intuii perciò che quest’ultimo aveva deciso di ricorrere alla mia complicità per riuscire a chiavare mia figlia.

Ma ne ero così follemente invaghita, di lui e del suo mostruoso uccello sempre duro e sempre pronto a sborrare, che accettai quella umiliante situazione. Umiliante? Ma no, che dico… In realtà, mi eccitava moltissimo. Il fatto di scoprire che ero una madre depravata mi faceva bagnare continuamente la fica.

Quello che invece non riuscivo a capire era il comportamento di Rosanna, che si dimostrava fredda e assente anche con me, sua madre. Che fosse per il mestiere che facevo? Cercai di sondarla in questo senso, ma ben presto mi resi conto che mia figlia era ben lontana dall’essere una moralista.

Diceva:

“Se facessi la troia, preferirei soltanto cappelle grosse, piene di sbroda, da succhiare con pompe alla bolognese, col risucchio. Niente chiavate in fica, cazzi in culo o pisciate sul cazzo”.

Decisi perciò di pedinarla di persona e scoprii che si era messa a frequentare alcuni ragazzi di dubbia moralità. Il suo assenteismo era così spiegato. La cosa mi preoccupò e decisi di parlarne a Jean. Quale non fu la mia sorpresa nel constatare che, invece, Jean appariva contentissimo delle infelici notizie che gli avevo appena rivelato. Un piano prese forma nella sua testa: fare di mia figlia una puttana.

Cominciò così un periodo diverso.

Jean improvvisamente cominciò a trascurarmi di nuovo e in modo ben più pesante di prima. La mia infelicità andava aumentando di giorno in giorno, accresciuta dalla consapevolezza che la mia situazione di debolezza era doppia, non solo nei confronti di Jean ma ora anche verso Rosanna.

Infatti, Jean era riuscito nel suo primo progetto: accattivarsi la simpatia di Rosanna. Era stato sufficiente far capire alla ragazzina che egli era assai disponibile nei suoi confronti…

Jean diventò il pappone di mia figlia.

Ma la faceva lavorare in un’altra zona, lontano da me, in un luogo appartato. Rosanna, che non aveva ancora capito con chi si era messa, tentò di mettersi in proprio, ma una notte fu aggredita da tre brutti ceffi, che io sapevo essere amici di Jean, i quali la pestarono a sangue, dopo averla pompata selvaggiamente sia in fica che nel buco del culo. Quella notte Rosanna tornò a casa con il buco del culo slabbrato e sanguinante, con la merda che le scendeva sulle cosce. Da allora mia figlia non accennò mai più a volersi ribellare al suo magnaccio e pareva contenta del fatto che il suo pappone fosse il marito di sua madre.

Ma il fattaccio che mi riguarda accadde in seguito, una notte di primavera. Dopo due mesi di totale lontananza fisica da me, Jean, che ormai si avvicinava a me soltanto per arraffare i soldi che avevo fatto con il sudore della mia fica, delle mie poppe e del mio buco del culo e per picchiarmi sempre più spesso, sostenendo che non gli rendevo abbastanza e che avrei dovuto prendere esempio da mia figlia che gli rendeva molto di più (questo lo urlava alla presenza di Rosanna, che sembrava morbosamente eccitata da quella sopraffazione nei confronti di sua madre e che subito dopo si faceva pompare da Jean alla mia presenza, ordinandomi di leccare le balle al suo pappone…), una sera cambiò atteggiamento all’improvviso.

Mi prese e mi scaraventò sul letto, chiavandomi fino allo spasimo, come solo lui sapeva fare. Sulle prime restai inchiodata dalla sorpresa, ma poi la frenesia del piacere ebbe il sopravvento. Cominciammo una chiavata spaventosa. Jean mi costringeva a urlare le frasi che egli mi andava sussurrando a bassa voce all’orecchio.

Ciò che voleva Jean era che io e mia figlia lesbicassimo insieme, succhiandoci le fiche e ficcandoci le lingue in bocca e le dita dentro i culi, invocando Jean come unico nostro padrone assoluto.

A partire da quel momento, egli ci avrebbe portate a fare le vacche insieme sullo stesso marciapiede. Io impazzii di gioia e di lussuria a questa richiesta e sborrai dalla fica una lava incandescente. Le mie grida lussuriose ebbero ben presto l’effetto sperato.

Dopo un paio di minuti, Rosanna apparve sulla porta della nostra camera da letto, completamente nuda, lo sguardo bovino da troia sballata, ubriaca fradicia, due dita che sgrillettavano furiosamente la fichetta. Si allargò la fica con le sue stesse mani, mentre Jean e io continuavamo a chiavare, eccitatissimi entrambi a quella inaspettata (davvero inaspettata?) apparizione.

Rosanna si voltò, mostrandoci la schiena ed esibendo il suo buco del culo, anch’esso bene allargato con le sue mani, si voltò nuovamente e fece ballare davanti a noi le sue mammelle gigantesche, cominciò a bestemmiare e a dire che non desiderava altro, che avrebbe fatto la vacca, la puttana, la troia, la porca, la maiala, avrebbe fatto i pompini con l’ingoio, avrebbe chiavato senza guanto in fica e in culo, si sarebbe fatta pisciare nel buco del culo e fatta guardare dai maschi mentre pisciava e mentre cagava, avrebbe leccato fiche, cazzi e culi.

Avrebbe fatto tutto pur di poter lesbicare con sua madre, cosa che desiderava da tempo, ed essere la donna del marito di sua madre, sperando che quest’ultimo la mettesse incinta…

Così dicendo, Rosanna ci raggiunse sul letto e si mise a lavorare di lingua sui coglioni di Jean, proprio mentre il suo cazzo mi sborrava dentro la pancia. Subito dopo io afferrai mia figlia e cominciai a succhiarle violentemente grilletto e buco del culo.

E da quella notte stiamo stupendamente insieme tutti e tre, due bagasce con il pappone, due schiave con il padrone. Madre e figlia che amano lo stesso uomo, che le chiava tutte e due…

LURIDI, PERVERSI E TRACOTANTI, I VIZI DI MADRE E FIGLIA SONO TANTI

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