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SI ARRIVA ALLA MUTANDINA PER TOGLIERE “LEI” DALLA VETRINA

Oggi tutti, uomini e donne, sono abituati alla presenza del lezioso “slip femminile”, generalmente sexy. Per lei è un piacere indossarlo, per lui un piacere ancor più grande toglierglielo. Ma non è stato sempre così…

GRECHE E ROMANE NON LO PORTAVANO

Le greche non lo portavano, lo slip, e le romane nemmeno. La ragione è che non era ancora stato inventato. Sembra strano che un indumento così semplice e così naturale (e, stando agli igienisti, così indispensabile) sia stato adottato da tutte le donne, senza eccezioni soltanto da centocinquant’anni a questa parte… Prima le donne andavano senza e davano spettacolo quando il diavolo ci metteva la coda. Una folata di vento improvviso, ed ecco che dame e damigelle mostravano le loro parti più intime, qualche volta con imprevisti e rapidi successi…

 

NEI SECOLI DIVERSO PUDORE

Ma le donne romane, quando si dedicavano a esercizi fisici, si infilavano addosso qualcosa che aveva una vaga rassomiglianza con gli slip. Mai indumento ha subito tanti alti e bassi come le mutandine. Nel Cinquecento le portavano solo le puttane e le aristocratiche (queste ultime per fare le civette). Nel Seicento sparì.  Nel Settecento fu imposto alle ballerine, nell’Ottocento rimase confinato nel guardaroba infantile e finalmente nel Novecento diventò di uso comune.

 

UNA BATTAGLI CONTRO GLI UOMINI

L’indumento intimoper eccellenza è stato conquistato dalle donne dopo una lunga battaglia sostenuta contro gli uomini. Le donne infatti infilandosi i calzoncini (vale a dire la primitiva versione dello slip) violavano il tabù che separava, sin dal medioevo, l’abito maschile da quello femminile. Sembra che la prima a indossare calzoni intimi e a farli indossare alle proprie damigelle di compagnia, sia stata Caterina de’ Medici, con il pretesto che, cavalcando all’amazzone, erano indispensabili al pudore.

 

UN SIMBOLO EROTICO

In realtà, si trattava di un pretesto perché molte donne andavano a cavallo senza questi calzoncini intimi e se li infilavano in altre circostanze, quando non erano affatto necessari, mentre le cortigiane ne facevano sfoggio per tentare i loro clienti. Evidentemente la donna aveva scoperto in questo indumento intimo un simbolo erotico e voleva sfruttarlo.

 

I BACCHETTONI SONO D’ACCORDO

Sulle prime i tutori della pubblica morale le diedero ragione: “E’ perché le donne tengono in grande considerazione l’onestà che hanno adottato nel loro vestire un indumento che si richiama ai pantaloni maschili. Perché i calzoni, oltre a tenerle più pulite e preservarle dalla polvere e dal freddo, impediscono che cadendo da cavallo mostrino le cosce. Questo indumento, inoltre, le protegge dai giovinastri dissoluti, i quali, quando insinuano una mano sotto le vesti, non incontrano più della carne, ma della stoffa”.

 

METTERSI IN MOSTRA

Ma presto, con loro grande scandalo, i tutori della pubblica morale si accorsero che le donne erano tanto affezionate a questo capo di biancheria intima perché permetteva loro di mettere in mostra le gambe inguainate in stoffe preziose. Già, perché i primi calzoncini intimi furono di tela bianca o di finissimo lino, ma poi, poco per volta, se ne fecero in raso, in damascato, in tessuto di oro e di argento. Attiravano molto l’attenzione e, sotto sotto, c’era il progetto, da parte delle donne, di abbandonare definitivamente le sottane e vestire come gli uomini, cosa considerata inammissibile a quell’epoca..

 

SCULACCIATE RIVOLUZIONARIE

Tuttavia in Francia le dame dell’aristocrazia non l’avevano mai portato con regolarità. Lo mettevano o no a seconda delle circostanze. Durante la Rivoluzione Francese, per evitare le sculacciate pubbliche sul culo nudo, molte donne finirono per cucire gli orli inferiori della loro camicia, ottenendo una specie di mutandone. Ma poi, passati gli anni del Terrore, vennero di moda lunghi mutandoni, ornati di trine, merletti e nastrini svolazzanti.

 

BALLERINE A RISCHIO

Sotto il regno di Luigi XV, in Francia, il mutandone era stato imposto alle ballerine con un decreto di polizia. Era successo che la famosa danzatrice Mariette, mentre si esibiva in un “a solo”, era rimasta appesa per la sottana a una trave che sporgeva dalle quinte del teatro e la vista della sua fica nuda aveva scatenato una valanga di applausi. In seguito, l’uso dei mutandoni venne imposto anche alle attrici, perché chinandosi potevano turbare il suggeritore nella sua buca.

 

I DUBBI DI CASANOVA

Casanova, come ci rivela nelle sue memorie, era assillato dalla necessità di sapere se sotto la gonna c’era o non c’era la mutandona e lo chiedeva sempre con spirito e grazia alle sue amiche attrici, le quali, nella maggioranza dei casi, gli rispondevano di no. All’epoca una rivista di moda femminile scriveva: “Si tratta di un indumento adatto unicamente alle bambine e, se lo indossa una signora, i maligni potrebbero pensare che ha delle brutte gambe da nascondere”

 

DAL MUTANDONE ALLO SLIP

Dal 1870 fino alla prima guerra mondiale, la donna è vestitissima: camicia, busto, mutandoni ricamati, copribusto, gonna e controgonna, camicetta e corsetto. Il corpo femminile sparisce, diventa invisibile e inafferrabile. Gli uomini fantasticano, sognano e inventano il feticismo. Poi le sottane si accorciano e i mutandoni pure. Ma non spariscono: si riducono sempre di più, sino a raggiungere proporzioni minime. E diventano sempre di più un mini-indumento pensato con civetteria e con erotismo.

SI ARRIVA ALLA MUTANDINA PER TOGLIERE “LEI” DALLA VETRINA

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